Nanbudo

Il Nanbudo (南武道) è un’arte marziale creata nel 1978 dal maestro Yoshinao Nanbu Doshu Soke (10° dan), che anni prima fondò già la scuola di Karate Sankukai.

Le radici del Nanbudo sono ritrovabili in varie arti marziali come il Karate, Jūdō, Aikido, Kobudo, ma non si limitano a queste poche, infatti lo stile è in continua evoluzione, il suo fondatore, Nanbu Doshu Soke la elabora permanentemente, e passa le sue novità agli allievi durante gli stage di frequenza settimanale che hanno luogo in tutte le parti del mondo.

Il Nanbudo, il cui nome deriva da:

  • Nan = Nanbu
  • Bu = budo (arte marziale)
  • Do = via

è caratterizzato da una maggiore dinamicità e fluidità di movimento rispetto ai suoi predecessori.

La schivata (tenshin), ad esempio, precede la parata, ciò conferisce un rapporto più armonioso tra Tori e Uke.
Il Nanbudo è diviso in 3 parti:

  • Budo ho: tecniche di combattimento (Kata, Randori, Ju Randori, Ju Ippon Shobu, tecniche di autodifesa)
  • Kido ho: tecniche per la salute e il lavoro con l’energia (Ki Nanbu Taiso, Nanbu Ki Undo, Shizen No Ki Undo, Tenchi Undo, Nanbu Keiraku Taiso, Taikyoku)
  • Noryoku Kaihatsu ho: tecniche per lo sviluppo mentale (Nanbudo Mitsu No Chikara, Nanbudo Nanatsu No Chikara)

Data l’enorme completezza dello stile lo si può praticare a qualsiasi età e stato di salute.

Chi l’ha fondato

Doshu Soke Yoshinao Nanbu

Yoshinao Nanbu nasce a Kobe il 13 febbraio 1943.

Il nonno era un famoso sumotori e il padre insegnava judo presso la polizia di Kobe.

Inizia prestissimo con la pratica delle arti marziali: a cinque anni con il judo, poi il kendo in età scolare per passare infine al karate.

A 18 anni l’ ingresso all’ università di Kobe e l’ incontro con il maestro Tani 7° dan di shito ryu.

Nel 1963 vince i Campionati Universitari del Giappone.

È in questo periodo che il francese Henry Plée, sempre alla ricerca di campioni nipponici da portare in Francia, lo convince a recarsi a Parigi, dove Nanbu vince la sua prima Coppa di Francia battendo in finale con un potentissimo maegeri (calcio frontale) un giovane promettente: Dominique Valeral.

Le sue strabilianti tecniche di gamba e la grande bravura impressionano molto gli europei.

Yoshinao Nanbu si stabilisce in Francia per insegnare karate.

Nel frattempo il maestro Tani mette a punto lo stile shokukai, un evoluzione dello shito ryu con l’ ausilio del computer.

Yoshinao Nanbu inizia a insegnare questo nuovo stile “scientifico”, ma poco convinto, mette a punto il suo stile: il SANKUKAI.

L’ abilità tecnica del maestro Nanbu, le sue spettacolari dimostrazioni, lo rendono famoso in tutta Europa; il sankukai e l’organizzazione che lo promuove.

Con il passare degli anni però il sankukai, non si rivelò lo stile da lui desiderato.

Per questo motivo il maestro Nanbu, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, decise di ritirarsi sulle colline di Monte Carlo in meditazione, nel corso di un anno intero costruì le basi della sua nuova arte marziale: il NANBUDO.

Oggi lo stile del maestro Yoshinao Nanbu, è diffuso e praticato in tutto il mondo.

I 3 principi del Nanbudo

Chikara-Da

la forza, il corpo, quello che sono

Yuki-Da

il coraggio, la fede, quello in cui credo

Shinnen-Da

la convinzione, l’atto, quello che faccio

Il nanbudo mitsu no chikara è un lavoro di meditazione attiva usato per unire i tre principi del nanbudo:
forza coraggio e convinzione.
Queste tre parole si ripetono ad ogni saluto nel dojo prima di salutare il proprio senzei maestro, per convincersi e prepararsi all’ allenamento, vengono ripetute ben cinque volte e dette in lingua giapponese :

Oltre a questi tre principi, nelle NANBUSHIKI-Noryokukaihatshuho (le techniche di sviluppo de se stresso) abbiamo anche le sette forze ( fisica, del coraggio, del discernere, d’ azione, energia positiva, abilità intellettuale, e forza vitale) – le quali formano il NANBUDO NANATSU NO CHIKARA – e contribuiscono all’ esplicazione dell’ emblema del nanbudo.

Il Sankukai

Karate Sankukai (in giapponese 三空会) è uno stile di karate codificato da Yoshinao Nanbu nel 1970. Esso è basato su tecniche estrapolate dall’Aikido, dal Judo, dal karate Shitō-ryū e dal karate Shūkōkai. Il suo simbolo è costituito da tre cerchi (due rossi ed uno bianco), che rappresentano (dal più interno al più esterno): la Terra, la Luna ed il Sole.

Kaiten
I Kaiten geri (calcio) e tsuki (pugno) vengono introdotti dal M°. Nanbu per portare un concetto innovativo nel suo stile di karate. L’attacco non deve necessariamente essere frontale, ovvero portate sull’asse longitudinale dell’avversario. I Kaiten sono pugni e calci circolari che hanno le caratteristiche peculiari di penetrare nella guardia dell’avversario da una direzione diversa, tra i 30° e i 45°.
Tenshin
Parimenti agli attacchi il Sankukai ha le parate circolari, ovvero tecniche create per evitare di ricevere un colpo. Non a caso di parla di evitare perché i tenshin apportano una grandissima innovazione: invece di bloccare l’attacco dell’avversario il Tenshin permette di evitarla e nel contempo di preparare un contrattacco che penetri la guardia ad un angolo diverso dall’asse longitudinale (0°).
Randori
Mutuandoli direttamente dallo Judo il M° Nanbu introduce i Randori come base del kumite (combattimento). I Randori sono sequenze di 7 attacchi e corrispondenti 7 parate che introducono gli atleti ai concetti basilari del kumite: tempo, distanza, velocità. In particolare gli attacchi sono sempre gli stessi per tutti i Randori: oi-tsuki destro e sinistro, mae-geri destro e sinistro, mawashi-geri destro e sinistro, ultimo attacco di oi-tsuki destro (per i primi 3 Randori). Le difese sono – di pugno (tsuki) per il 1° Randori (Randori ichi-no-kata) – di calcio (geri) per il secondo Randori (Randori ni-no-kata) – di proiezione a terra (ashi waza) per il 3° Randori (Randori san-no-kata) – di leva articolare per il 4° Randori (Randori yon-no-kata) – di bastone (bo) per il 5° Randori (Randori go-no-kata)

Kata Shitei

Taikyoku Shodan, Taikyoku Nidan, Taikyoku Sandan, Heiwa Shodan, Heiwa Nidan, Heiwa Sandan, Heiwa Yondan, Heiwa Godan

Kata Sentei

Hiji no kata, Jiin, Annanko, Shinsei, Bassai Dai

Kata Superiori

Matsukaze, Hyakuhachi (Kururunfa), Kosokun Dai, Seipai, Seienchin, Tajima, Goju yon, Ten ryu no kata

Scopri maggiori informazioni 

E’ una disciplina nuova che è in costante evoluzione. Si differenzia dalle altre discipline per la sua vocazione e le sue tecniche, che la rendono un’arte marziale moderna. Il Nanbudo è un arte marziale che non circoscrive i suoi insegnamenti alle tecniche di combattimento ma mette in primo piano la ricerca d’ equilibrio del corpo e dello spirito. È un’arte marziale tradizionale, valutabile dal rispetto dell’etichetta e dall’apertura alle altre discipline. In essa, il passato e il futuro si congiungono per permettere una vita pienamente espressa nel presente. Gli obiettivi di questa scuola di vita sono:

  • acquisire forza fisica e una miglior salute
  • formare una mente forte e positiva per il controllo di se stessi
  • acquisire dignità per l’accettazione di se stessi.

Allo stesso titolo del Judo, del Karate e dell’ Aikido, il Nanbudo è il frutto della ricerca di un uomo, un maestro, YOSHINAO NANBU, Doshu Soke 10° Dan . Il suo nome ha dato il nome anche al suo stile NANBUDO che significa:

  • Nan = Nanbu
  • Bu = Budo ( arte marziale )
  • Do = Via

Il Nanbudo si differenzia dagli altri stili anche per le tecniche di combattimento e di difesa. I randori sono concentrati in tecniche di difesa. La schivata chiamata tenshin è una delle chiavi per l’ apprendimento del combattimento e per le competizioni chiamate ju-randori. Il Ju-randori è basato su movimenti circolari, senza fasi di fermo, arretramenti e bloccaggi, è legato all’ idea dell’ infinito; il gesto stesso disegna un ” oo “, a immagine del simbolo dell’ infinito in matematica. L’ attaccante Tori e il difensore Uke lavorano in armonia; il ritmo del combattimento è equilibrato.Questo principio e questa essenza fanno del Nanbudo una disciplina non violenta che cerca prima di tutto di dissuadere e neutralizzare l’aggressività dell’avversario.

Essa permette a ciascuno di controllare le proprie azioni, le proprie emozioni e le proprie tensioni alla ricerca del giusto atteggiamento nel momento migliore. Nel Nanbudo si nota la semplicità e la naturalezza dei gesti, nessun contatto brutale, né ci sono movimenti fatti solo di forza o di torsioni che provocano profonde lesioni. Queste peculiarità permettono di aprire il Nanbudo a tutti (uomini, donne, bambini, anziani) e di mescolare le categorie (uomini – donne , categorie leggeri – pesanti), un fatto eccezionale in queste discipline. Inoltre il Nanbudo può essere praticato anche da persone portatrici di handicap. Questa disciplina ha come scopo l’unità del corpo e dello spirito per la ricerca della forza vitale.
Per questo il Nanbudo associa l’apprendimento delle tecniche di combattimento alla matrice del concatenamento delle tecniche in un lavoro specifico che permette lo sviluppo dell’energia interna, il ki. La ricerca della pace, dell’armonia con sé stessi e i propri vicini, sono il fondamento del Nanbudo e la risposta ai bisogni attuali degli individui, sottoposti alle tensioni generali e allo stress della vita quotidiana. Per questo Yoshinao Nanbu ha sviluppato delle tecniche per la salute, degli esercizi respiratori, essenziali per l’apertura dei canali energetici e la ricerca dell’hara (centro). Si ottiene così un miglior equilibrio nella posizione, una sorta di vitalità, un potente sincronismo di forza fisica e psichica.

NANBUDO NANATSU NO CHIKARA 

Watashiwa gankenna tai ryoku-o motte imasu
La mia forza fisica è incrollabile
Watashiwa kijona tan ryoku-o motte imasu
La mia forza del coraggio è tenace
Watashiwa seitsushita handan ryoku-o motte imasu
La mia forza del discernimento è precisa
Watashiwa kyoryokuna danko ryoku-o motte imasu
La mia forza d’azione è dinamica
Watashiwa seikkyokutekina sei ryoku-o motte imasu
La mia forza d’energia è positiva
Watashiwa mujinzono no ryoku-o motte imasu
La mia abilità intellettuale è inesauribile
Watashiwa mugenno seimei ryoku-o motte imasu
La mia forza vitale è infinita
Watashiwa
tai ryoku
tan ryoku
handan ryoku
danko ryoku
sei ryoku
no ryoku
seimei ryoku
mochimashita

“Io adesso ho le sette forze che posso utilizzare per realizzare ciò che più desidero nella vita.

Appoggiandomi (basandomi) su queste sette forze ripeto dentro di me gli obiettivi della mia vita.
Io confermo quello che ho acquisito.”

NANBUDO TENCHI UNDO (creazione d’energia) 

È una ginnastica di rilassamento, di allungamento muscolare che interessa in particolare la colonna vertebrale.È legata allo studio della morbidezza e si pratica a terra. Questo esercizio è composto da sette giorni delle settimana e dei sette elementi (la luna, il cielo, la terra, il fiore di loto, il bosco, l’acqua e l’aria). Ogni serie fortifica e stimola una parte precisa del corpo. nanbu tenchi undo:
  • ichiban
  • niban
  • sanban
  • yonba
 

NANBU TAISO – KI NANBU TAISO (ginnastica respiratoria) 

 
Questo riscaldamento preparatorio ha un lavoro intensivo è composto da un susseguirsi logico di dieci serie di movimenti calcolati su dieci elementi della natura: NAMI (l’onda), KASE (il vento), IWA (la roccia), MATSU (il pino), TSURU (l’ airone), HEBI (il serpente), RYU (il drago), CHO (la farfalla ), TAKI (la cascata ) e NICHI (il sole). È anch’ essa una ginnastica respiratoria dove il ritmo si identifica con il flusso del mare. Grazie al controllo della respirazione addominale, si canalizza l’ energia vitale Ki. 
Tutti i movimenti del nanbu taiso possono essere utilizzati nella pratica del combattimento e della difesa personale. Grazie a questi esercizi, i praticanti si mettono in armonia con la natura.
Il Maestro Yoshinao Nanbu nasce a Kobe in Giappone nel febbraio 1943.
Appartiene ad una vecchia famiglia di judoka. 
 
Il nonno era un lottatore di Sumo molto famoso; suo padre (5° dan), teneva corsi di judo al Dojo della polizia della città di Kobe. Sotto la direttiva del padre, il maestro Nanbu cominciò a praticare il judo a soli cinque anni. Quando entrò nella scuola comunale, imparò il Kendo sotto la guida di suo zio. 
 
Negli Anni Cinquanta, sia il Karate che l’Aikido erano vietati (infatti il generale Mac Artur, comandante delle forze d’occupazione degli Stati Uniti in Giappone, aveva proibito la pratica di queste due discipline) così Nanbu dovette cominciare a praticare queste arti sotto la direzione del maestro Someka, che era direttore di un club “amichevole”. Egli cominciò a leggere con avidità i libri di suo padre su tutte le arti marziali: Tonfa, Nuntchaku, Tambo, Sai, eccetera, cui si dedicò ben presto nei Dojo del vicinato. A diciotto anni il maestro Nanbu entrò nella facoltà di Scienze Economiche di Osaka, dove ebbe come maestro Tani, 8° dan, che professava lo Shito-Ryu. Fu ben presto promosso capitano della squadra di Karate della sua università, titolo questo che ha molto valore, data l’importanza dei karateka universitari giapponesi. Nel 1963 divenne campione universitario del Giappone (c’erano allora 1250 concorrenti). 
 
Per questa vittoria Yoshinao Nanbu ricevette ufficialmente la “medaglia al valore” (mandata da tutti i Karateka giapponesi) dalle mani del direttore dell’università di Waseda, Ohama, promotore dell’organizzazione dell’Associazione degli studenti dell’università. Nel 1964 ricevette l’invito da PLEE, allora promotore del Karate in Francia, a partecipare come invitato alla coppa di Francia; la vinse combattendo individualmente. Partecipò anche alla coppa internazionale di Cannes (sette Paesi; Gran Bretagna, Germania, Italia, Norvegia, Stati Uniti, Svizzera e Francia), e vinse anche qui il combattimento individuale. Da questo momento il maestro Nanbu cominciò a considerare la sua arte come una professione, e così di conseguenza modificò i suoi programmi. Nel 1968 andò a trovare tutti i maestri giapponesi, invitandoli l’uno dopo l’altro, per imparare tutti i tipi di tecniche; ufficialmente però si trovava ancora sotto le direttive del maestro Tani e cioè del SHUKOKAI-SHITO-RYU. Lo stesso anno, proprio su richiesta del maestro Tani (che diceva di lui che aveva il genio del Karate), Nanbu si diede da fare per mettere in piedi l’organizzazione mondiale di Shukokai. La sua riunione ebbe successo grazie alle numerose dimostrazioni da lui date in parecchi Paesi, come la Scozia, la Gran Bretagna, la Francia, la Norvegia, la Germania, l’Italia, il Belgio e la Jugoslavia. Aprì in seguito dei “club Nanbu” a Parigi e in provincia, e divenne allenatore della squadra francese. (I suoi nuovi allievi da quel momento cominciarono a vincere i campionati di Francia e d’Europa). 
 
In seguito ai suoi duri sforzi per promuovere il Shukokai, il maestro Nanbu venne nominato presidente della federazione scozzese di karate, consigliere e direttore tecnico della federazione belga di karate, presidente della federazione norvegese di karate, consigliere e direttore tecnico della squadra di Karate Jugoslava. Nel 1969 il maestro Nanbu giunse per la prima volta in Canada, per salutare dei suoi discepoli; e lo stesso anno il maestro Tani gli propose di occuparsi dell’organizzazione del terzo campionato del mondo di Karate che avrebbe avuto luogo a Parigi nel mese di ottobre. Il giorno dopo il campionato, il maestro Nanbu ruppe definitivamente con lo stile Shukokai, poiché si era accorto che, essendo uno stile essenzialmente competitivo, i suoi seguaci finivano per praticare solamente le tecniche più redditizie per la competizione, e, cioè lo Tsuki (pugno diretto) e il Mae-Geri (calcio frontale), lasciando da parte le altre tecniche come il Yoko-Geri (calcio laterale) e il Mawashi-Geri (calcio circolare) più difficili da applicare durante la gara. Questo modo di combattere era divenuto cosi rigido e schematico che un esperto di Shukokai poté un giorno dire: “Questo metodo, in sé eccellente purtroppo non ha saputo fare altro che fabbricare handicappati”. Cosciente dei limiti del Shukokai, il maestro Nanbu riparti per il Giappone, e dopo lunghi mesi di riflessione e di meditazione trovò la soluzione dei suoi problemi, fondando la sua tecnica personale, che chiamò SANKUKAI. 
 
Quando il Sankukai prese la sua fisionomia definitiva, il maestro Nanbu sottopose le sue conclusioni a un istituto riconosciuto ufficialmente, che ne studio i rapporti di forza e la dinamica dell’energia. La conclusioni che gli esperti trassero furono ottime; infatti essi approvarono la nuova tecnica, poiché questa mostrava chiaramente che si potevano migliorare in maniera considerevole: 
 
– a parata del colpo avversario; 
– a velocità di esecuzione; 
– a forza con la quale si porta risposta; 
– a ricchezza di spostamenti e schivate al posto dei bloccaggi classici; 
– il modo (molto diverso) di portare gli ATEMI. 
 
Grazie all’inesauribile energia e alla serenità del maestro Nanbu, il Sankukai mise radici in Giappone, in Francia, in Gran Bretagna, in Spagna, in Germania, in Norvegia, in Marocco, in Svizzera, in Belgio, in Messico, in Guatemala e in Canada. Se il karate è soprattutto una scuola che forma l’uomo, la competizione tuttavia ha la sua importanza educativa nella veste dell’emulazione.  

cosa dicono di noi

Professionalità, Esperienza, Divertimento

“Outstanding Work”

Vestibulum luctus blandit ante vel fermentum. Aenean vel malesuada ante. Etiam pharetra metus a facilisis aliquet. Proin et interdum nisi, vel rhoncus dolor etiam.

Shona Jones

“Superb”

Donec rutrum congue leo eget malesuada. Vivamus magna justo, lacinia eget consectetur sed, convallis at tellus. Vestibulum ante ipsum primis in faucibus orci.

Chris Johnson

“Profesionnal”

Vivamus suscipit tortor eget felis porttitor volutpat. Cras ultricies ligula sed magna dictum porta. Vestibulum ante ipsum primis in faucibus orci luctus.

Lisa Davis